Massimario Ragionato Fallimentare

a cura di Franco Benassi
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Articolo 1 ∙ (Imprese soggette al fallimento e al concordato preventivo)


Fallimento, prova dei requisiti dimensionali
Tutte le MassimeCassazione
Requisiti soggettivi
Fallimento, attività di impresa e attività commerciale
Fallimento, valutazione dello scopo di lucroFallimento per un solo affareFallimento, società con socio illimitatamente responsabileFallimento di società che abbia ceduto o affittato l'aziendaFallimento di società in liquidazioneDichiarazione di fallimento e trasformazione di societàFallimento di società di persone scioltaSopravvenuta carenza dei presupposti di fallibilitàQualifica di fallito

Imprenditore agricolo
Fallimento di impresa agricola, esercizio di attività commerciale
Onere della provaFallimento di impresa agricola in forma societariaAffitto di fondi e attrezzature e dichiarazione fallimentoFallimento di impresa agricola e valutazione del giudiceFallimento di impresa di commercio e allevamento del bestiameFallimento di impresa di avicolturaFallimento di impresa di tabacchiculturaFallimento di impresa di polliculturaFallimento di impresa di agriturismo

Alcune figure di imprenditore
Fallimento del mediatore professionale
Fallimento di impresa di intermediazione e consulenza finanziariaFallimento dell'agente di commercioFallimento di società tra professionistiFallimento di associazione sportivaFallimento di società cooperativaFallimento di associazioni e fondazioniFallimento di consorzioEnte associativo dedito esclusivamente alla formazione professionale gratuitaFallimento di società di trasportiFallimento di impresa di raccolta dei rifiuti urbaniFallimento della ONLUSFallimento di ente ecclesiasticoFallimento di start up innovativaFallimento del promotore finanziario Fallimento di società di servizi destinati ad applicazioni della ricerca scientifica

Requisiti dimensionali
Autofallimento requisiti dimensionali
Fallimento, verifica dei requisiti dimensionaliFallimento, prova dei requisiti dimensionaliFallimento, requisiti dimensionali e dichiarazioni dei redditiFallimento, cancellazione dal registro impreseFallimento di imprenditore persona fisicaFallimento, requisiti dimensionali e durata dell'esercizioFallimento, bilanci e prova dei requisiti dimensionaliFallimento, requisiti dimensionali e ricavi lordiFallimento, requisiti dimensionali e indebitamentoFallimento, requisiti dimensionali e capitale investitoFallimento, requisiti dimensionali e immobilizzazioni materialiFallimento, requisiti dimensionali e attivo patrimonialeFallimento, requisiti dimensionali e rimanenze di magazzinoFallimento, requisiti dimensionali e omesso adeguamento della sogliaFallimento, requisiti dimensionali e locazione finanziaria

Società con partecipazione di ente pubblico
Fallimento di società in house o a partecipazione pubblica
Fallimento di società pubbliche costituite in forma di società di capitali

Società di fatto
Fallimento di holding personale
Fallimento di società apparente o irregolareFallimento del socio finanziatoreFallimento di supersocietà di fattoFallimento di società di gestione fiduciaria

Altri casi
Dichiarazione di fallimento di banca o istituto di credito
Dichiarazione di fallimento omisso medio di impresa ammessa al concordato preventivoDichiarazione di fallimento, sospensione dei termini per le vittime dell'usuraResponsabilità personale e fallimentoDichiarazione di fallimento, sequestro antimafia e confiscaDichiarazione di fallimento, trust istituito per la gestione dell'insolvenzaDichiarazione di fallimento, omesso perseguimento dello scopo del trust e stato di insolvenzaProcedura concorsuale aperta in Ucraina


Fallimento, prova dei requisiti dimensionali

Fallimento – Requisiti dimensionali – Onere della prova a carico del debitore – Società di persone tenuta al deposito dei bilanci
Il debitore è onerato della prova della sussistenza dei requisiti di non fallibilità, e, non essendo la società di persone tenuta al deposito dei bilanci, lo stesso può assolvere a detto onere con documentazione sostanzialmente equivalente, idonea a fornire una chiara, trasparente, completa ed intellegibile rappresentazione della situazione economica, finanziaria e contabile dell'impresa, e quindi con la produzione del Modello unico relativo ai redditi o di altra documentazione che deve essere vagliata dal giudice del merito.

A tal fine, è irrilevante che, alla data della sentenza di fallimento, non sia scaduto il termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi, visto che, come detto, il debitore può fornire la prova del possesso congiunto dei requisiti di cui all’art. 1 legge fall. con la produzione della dichiarazione dei redditi relativa ad anni precedenti o di altra documentazione comunque idonea a provare i detti requisiti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 23 Novembre 2018, n. 30518.


Procedimento per dichiarazione di fallimento – Imprenditore agricolo – Requisiti per fallibilità – Onere della prova
L’onere della prova relativo alla dimostrazione di fatti impeditivi od esimenti dell’applicabilità dell’art. 1 l. fall., quali l’esistenza dello status di imprenditore agricolo, grava in capo al debitore, il quale non può limitarsi a fare affidamento al dato formale della propria qualifica, come desunta dalla iscrizione camerale, ma dovrà dimostrare in concreto lo svolgimento di attività agricola esercitata, o altra attività strettamente connessa a quest’ultima. (Nicola Carù) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 04 Ottobre 2018.


Fallimento - Requisiti - Start up innovative - Iscrizione nella speciale sezione del registro delle imprese - Accertamenti sulla sussistenza in concreto dei requisiti richiesti dalla citata disposizione per il mantenimento dello status di start up innovativa - Ammissibilità

Fallimento - Requisiti - Start up innovative - Esenzione - Onere della prova

Fallimento - Start up innovative - Requisiti - Deposito di domanda di brevetto

L’iscrizione nella speciale sezione del registro delle imprese e il periodico aggiornamento dei requisiti secondo la disciplina dei commi 8, 9, 12 e 14 dell'art. 25 del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, non hanno natura costitutiva e non precludono pertanto al tribunale adito in sede prefallimentare, una volta verificata positivamente la formale iscrizione nella sezione speciale e i suoi successivi aggiornamenti, di procedere ad ulteriori accertamenti sulla sussistenza in concreto dei requisiti richiesti dalla citata disposizione per il mantenimento dello status di start up innovativa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Compete alla società resistente in sede prefallimentare l’onere di provare la sussistenza dei requisiti di legge del suo status di start up innovativa ai sensi dell’art. 25 del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, essendo l’iscrizione nell’apposita sezione del registro delle imprese condizione necessaria, ma non sufficiente per quanto sin qui esposto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La mera presentazione di una domanda di brevetto non integra il concetto di depositario di privativa industriale di cui alla citata disposizione di cui all’art. 25 del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 22 Maggio 2018.


Fallimento - Dichiarazione - Deposito della documentazione relativa alla situazione patrimoniale ex art. 15, comma 4, l.fall. - Omissione - Rilevanza probatoria - In danno del fallendo - Ragioni - Fattispecie
In tema di istruttoria prefallimentare, l'omesso deposito da parte dell'imprenditore, nei cui confronti sia proposta istanza di fallimento, della situazione patrimoniale, economica e finanziaria aggiornata (al pari dei bilanci relativi agli ultimi tre esercizi), in violazione dell'art. 15, comma 4, l.fall. (come sostituito dall'art. 2 del d.lgs. n. 169 del 2007), si risolve in danno dell'imprenditore medesimo, essendo egli onerato della prova del non superamento dei limiti dimensionali, che ne escludono la fallibilità.

(In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, che a sua volta aveva rigettato il reclamo avverso la dichiarazione di fallimento, in quanto aveva rilevato che il fallito aveva prodotto come documenti semplici fogli, privi di data e di ogni altra indicazione, e che i ricavi attestati riguardavano i soli ultimi due anni di attività, sebbene la società risultasse costituita molti anni prima della presentazione dell'istanza di fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 24 Ottobre 2017, n. 25188.


Fallimento – Dichiarazione – Presupposti – Reclamo – Prova – Bilanci degli ultimi tre esercizi, approvazione, deposito presso il registro imprese, ed inattendibilità da valutarsi circa tempi e modi della loro approvazione
In tema di fallimento, ai fini della prova della sussistenza dei requisiti di non fallibilità di cui all'art. 1, comma 2, legge fall., è necessaria l’allegazione dei bilanci degli ultimi tre esercizi (che peraltro l'imprenditore è già tenuto a depositare, ex art. 15, comma 4, legge fall.), in quanto questi costituiscono la base documentale imprescindibile, pur non integrando anche una prova legale, tant’è che possono essere ritenuti motivatamente inattendibili dal giudice, qualora, ad esempio, detti bilanci non siano stati ritualmente approvati, o non siano stati depositati nel registro delle imprese, oppure tenendo conto dei relativi tempi di approvazione e di deposito rispetto alle tempistiche della procedura prefallimentare, con la conseguenza che, in tale eventualità, l'imprenditore rimane diversamente onerato della prova circa la sussistenza dei requisiti della non fallibilità da se invocati. (Matteo Nerbi) (Paolo Martini) (riproduzione riservata) Appello Genova, 17 Luglio 2017.


Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Procedimento - Requisiti di fallibilità di cui all'art. 1, comma 2, l.fall., nel testo riformato dal d.lgs. n. 5 del 2006 - Onere della prova a carico dell'imprenditore - Fondamento
L'onere della prova del mancato superamento dei limiti di fallibilità previsti dall'art. 1, comma 2, l.fall., nella formulazione derivante dal d.lgs. n. 5 del 2006, applicabile "ratione temporis", grava sul debitore, atteso che la menzionata disposizione, anche prima delle ulteriori modifiche ad essa apportate dal d.lgs. n. 169 del 2007, già poneva come regola generale l'assoggettamento a fallimento degli imprenditori commerciali e, come eccezione, il mancato raggiungimento dei ricordati presupposti dimensionali. Né osta a tale conclusione la natura officiosa del procedimento prefallimentare, che impone al tribunale unicamente di attingere elementi di giudizio dagli atti e dagli elementi acquisiti, anche indipendentemente da una specifica allegazione della parte, senza che, peraltro, il giudice debba trasformarsi in autonomo organo di ricerca della prova, tanto meno quando l'imprenditore non si sia costituito in giudizio e non abbia, quindi, depositato i bilanci dell'ultimo triennio, rilevanti ai fini in esame. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Gennaio 2016, n. 625.


Ricorso per dichiarazione di fallimento - Soglie di fallibilità - Elementi presuntivi dai quali presumere il mancato superamento - Fattispecie - Rigetto della richiesta di fallimento.
Il fatto che l'ultimo bilancio depositato risalente a cinque anni prima del ricorso per dichiarazione di fallimento evidenzi valori inferiori alle soglie di fallibilità, con un conto economico privo di ricavi, indicativo della sostanziale inattività della società, unitamente alla circostanza che il credito fatto valere dal ricorrente risale ad una sentenza pronunciata sette anni prima e che l'amministratore, deceduto da circa tre anni, non si sia costituito, sono elementi che consentono oggettivamente di presumere che nell'ultimo triennio la società non abbia operato, non abbia effettuato acquisizioni di attivo tali da superare la soglia di € 300.000 di attivo patrimoniale e che, in mancanza di prova positiva in ordine all'esistenza di debiti per importo superiore di euro 500.000, consentono di respingere la richiesta di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 10 Marzo 2014.


Fallimento - Deposito della situazione patrimoniale ex art. 15, quarto comma, legge fall. - Omissione - Rilevanza probatoria - In danno del fallendo - Configurabilità - Fondamento - Conseguenze - Fattispecie
In tema di istruttoria prefallimentare, l'omesso deposito, da parte dell'imprenditore raggiunto da istanza di fallimento, della situazione patrimoniale, economica e finanziaria aggiornata (al pari dei bilanci relativi agli ultimi tre esercizi), in violazione dell'art. 15, quarto comma, legge fall., come sostituito dal d.lgs. n. 169 del 2007, si risolve in danno dell'imprenditore medesimo, che è onerato della prova del non superamento dei limiti dimensionali quale causa di esenzione dal fallimento, ai sensi dell'art. 1, secondo comma, legge fall., sostituito dal d.lgs. n. 169 cit. (La S.C., nel cassare con rinvio la sentenza impugnata, ne ha statuito l'erroneità ove essa aveva omesso di dare rilevanza alla citata omissione, in quanto i predetti limiti dimensionali vanno desunti innanzitutto dalle produzioni documentali gravanti "ex lege" a carico del debitore). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Maggio 2012, n. 8769.


Fallimento - Natura artigiana dell'Rilievo della non assoggettabilità al fallimento - Onere della prova - Spettanza - Al debitore
In tema di giudizio di opposizione alla sentenza di fallimento, l'eccezione di non assoggettabilità a fallimento dell'impresa in ragione della sua natura artigiana compete all'iniziativa della parte debitrice, tenuta a provare l'insussistente prevalenza dei mezzi di produzione rispetto all'apporto personale dei soci. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 31 Maggio 2011, n. 12023.


Fallimento - Procedimento per dichiarazione - Mancato raggiungimento delle soglie dimensionali - Onere incombente sull'imprenditore del quale viene chiesto il fallimento.
Nel procedimento per dichiarazione di fallimento grava sull'imprenditore del quale il fallimento viene chiesto l'onere di mostrare il mancato raggiungimento delle soglie dimensionali di cui all'articolo 1, legge fallimentare, senza che alcun contrario onere, anche di sola allegazione (peraltro assolto con la stessa presentazione dell'istanza di fallimento), possa ritenersi gravante sul creditore istante. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Catanzaro, 01 Marzo 2011.


Dichiarazione di fallimento - Presupposti - Parametri dimensionali - Onere della prova.
È onere dell’imprenditore commerciale dimostrare il possesso congiunto dei parametri di cui all’art. 1, co. 2, lett. a), b) e c) l.fall. per la non assoggettabilità a fallimento, fermo restando che il superamento anche di uno solo dei predetti parametri è idoneo a realizzare il requisito soggettivo per l’assoggettabilità alla procedura concorsuale. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 08 Febbraio 2011.


Fallimento – Imprese soggette – In genere – Requisiti dimensionali dell’imprenditore – Onere della prova – Qualità di piccolo imprenditore ex art. 2083 Cod. Civ. – Irrilevanza.

Dichiarazione di fallimento – Superamento delle soglie di fallibilità – Onere della prova – Mancato deposito del bilancio – Imprenditore in regime di contabilità semplificata ex art. 18, D.P.R. 1973, n. 600 – Conseguenze – Irrilevanza.

Dichiarazione di fallimento – Imprenditore individuale – Debiti personali – Confusione in un unico patrimonio dei rapporti giuridici inerenti l'esercizio dell'impresa e di quelli personali del medesimo  – Conseguenze - Rilevanza.

I requisiti di fallibilità sono fissati dall'art. 1, legge fallimentare, il quale dispone in via di principio la fallibilità dell'imprenditore commerciale (comma 1), salva la prova dei fatti impeditivi di cui al II comma, rimessi all'onere probatorio del diretto interessato, "escludendo quindi la possibilità di ricorrere al criterio sancito dalla norma sostanziale dell'art. 2083, c.c." (Cass. Civ., Sez. I, 28 maggio 2010, n. 13086). (Mario Magliano, Marina De Cesare) (riproduzione riservata)

L'opzione per la contabilità semplificata - effettuata dall'imprenditore a proprio rischio, posto che costituisce una conclamata eccezione al principio generale valido sul piano civilistico e tributario dell'obbligatorietà delle scritture contabili - ha sicuramente efficacia sul piano tributario, ma è del tutto irrilevante su quello civilistico. Pertanto, l'impossibilità per l'imprenditore di assolvere all'onere di provare i fatti impeditivi di cui all'art. 1, legge fallimentare sulla base delle scritture contabili obbligatorie deriva da una sua scelta insindacabile. (Mario Magliano, Marina De Cesare) (riproduzione riservata)

Lo svolgimento dell'attività imprenditoriale nella forma dell'impresa individuale comporta la confusione in un unico patrimonio dei rapporti giuridici inerenti l'esercizio dell'impresa e di quelli personali dell'imprenditore, con l'effetto per cui l'imprenditore diviene fallibile anche in ragione di debiti personali, atteso che tutti i crediti e debiti fanno unitariamente ed inscindibilmente capo all'unico debitore, il quale risponde di essi con tutto il suo patrimonio ex art. 2740, c.c., senza alcuna differenza in ordine alla natura dei debiti stessi (Nella specie, la Corte d'Appello di Torino ha dichiarato infondata la censura di parte appellante, secondo cui quello verso la Banca era debito personale, quale fideiussore di una società di capitali, di cui il reclamante fu il legale rappresentante e liquidatore, e, pertanto, non inerente all'attività imprenditoriale attuale). (Mario Magliano, Marina De Cesare) (riproduzione riservata) Appello Torino, 07 Ottobre 2010.


Fallimento – Imprese soggette – In genere – Requisiti dimensionali dell’imprenditore – Onere della prova – Qualità di piccolo imprenditore ex art. 2083 Cod. Civ. – Irrilevanza. (05/10/2010)
La Corte ha precisato che, secondo il principio di c.d. prossimità della prova, è onere del debitore provare di essere esente dal fallimento e che oggi la figura dell’imprenditore fallibile è affidata a parametri soggettivi, restando indifferente la qualifica di piccolo imprenditore di cui all’art. 2083 cod. civ. Inoltre, ha evidenziato che ciò non esclude, ai sensi dell’art. 15, comma 6, legge fall., la verifica officiosa dei requisiti da parte del tribunale fallimentare, il quale può assumere informazioni, utili al completamento del bagaglio istruttorio. (massima ufficiale) Cassazione civile, 28 Maggio 2010, n. 13086.


Dichiarazione di fallimento - Imprese soggette - Requisiti dimensionali indicati nell'art. 1 r.d. n. 267 del 1942, nel testo modificato dal d.lgs. n. 169 del 2007 - Onere della prova - A carico del debitore - Sussistenza - Qualità di piccolo imprenditore ai sensi dell'art. 2083 cod. civ. - Irrilevanza - Fondamento
L'art. 1, secondo comma, del r.d. 16 marzo 1942, n. 267, nel testo modificato dal d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169, aderendo al principio di "prossimità della prova", pone a carico del debitore l'onere di provare di essere esente dal fallimento gravandolo della dimostrazione del non superamento congiunto dei parametri dimensionali ivi prescritti, ed escludendo quindi la possibilità di ricorrere al criterio sancito nella norma sostanziale contenuta nell'art. 2083 cod. civ., il cui richiamo da parte dell'art. 2221 cod. civ. (che consacra l'immanenza dello statuto dell'imprenditore commerciale al sistema dell'insolvenza, salve le esenzioni ivi previste), non spiega alcuna rilevanza; il regime concorsuale riformato ha infatti tratteggiato la figura dell'"imprenditore fallibile" affidandola in via esclusiva a parametri soggettivi di tipo quantitativo, i quali prescindono del tutto da quello, canonizzato nel regime civilistico, della prevalenza del lavoro personale rispetto all'organizzazione aziendale fondata sul capitale e sull'altrui lavoro. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Maggio 2010.


Fallimento – Istanza del creditore – Requisiti di fallibilità – Onere della prova – Soddisfazione. (28/09/2010)
Ai fini dell’assolvimento dell’onere della prova in tema di dichiarazione di fallimento è sufficiente che il creditore istante alleghi e dimostri che il resistente sia un imprenditore commerciale e che il debito scaduto superi la soglia di Euro  30.000,00. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 21 Aprile 2010, n. 0.


Fallimento – Requisiti quantitativi ex art. 1, comma 2 l.fall. – Applicabilità all’imprenditore persona fisica. (28/09/2010)
Per l’imprenditore persona fisica, i dati cui fanno riferimento le lett. a) e c) del comma 2 dell’art. 1 l. fall. (come si evince sia dal riferimento all’imprenditore e non all’impresa contenuto nella prima parte dell’art. 1, comma 2, l. fall. sia dall’aggettivo complessivo contenuto nella lett. a) dello stesso comma 2 dell’art. 1 l. fall.) comprendono però tutti i rapporti (anche estranei all’impresa) che all’imprenditore fanno capo: quindi il riferimento a questi due requisiti dovrà essere costituito dal risultato complessivo del “bilancio” dell’imprenditore individuale. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 21 Aprile 2010, n. 0.


Fallimento – Imprenditore persona fisica – Possesso congiunto dei requisiti di cui all’art. 1, comma 2, l.fall. – Onere della prova – Mancato assolvimento dell’onere della prova. (28/09/2010)


Non adempie all’onere della prova del possesso congiunto dei requisiti di cui all’art. 1, comma II  l.fall., il resistente imprenditore persona fisica il quale si limiti a produrre documentazione strettamente relativa all’esercizio dell’impresa senza preoccuparsi di depositare le visure da catasto, conservatoria immobiliare e registro PRA (documenti questi utili al fine, tra l’altro, di ottenere dati inerenti alle immobilizzazione materiali). (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 21 Aprile 2010, n. 0.


Fallimento – Requisiti dimensionali – Onere della prova a carico del debitore – Questione di incostituzionalità – Inammissibilità.

Fallimento – Requisiti dimensionali – Limitazione delle esclusioni apportate dal d.lgs. 169/2007 – Questione di incostituzionalità – Manifesta infondatezza.

E’ inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma secondo, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, come modificato dal decreto legislativo 12 settembre 2007, n. 169, sollevata in riferimento all'art. 3 della Costituzione, nella parte in cui onera il debitore della prova dell’assenza dei requisiti dimensionali richiesti dal citato art. 1 per la dichiarazione di fallimento. (massima non ufficiale)

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1, comma secondo, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, come modificato dal decreto legislativo 12 settembre 2007, n. 169, sollevata, in riferimento all'art. 76 della Costituzione, essendo la fissazione dei presupposti  quantitativi finalizzati a limitare la cerchia dei soggetti estranei al fallimento conforme al criterio dettato dall’art. 1, sesto comma, lett. a), n. 1 della legge delega n. 80/2005. (massima non ufficiale) Corte Costituzionale, 01 Luglio 2009, n. 198.


Fallimento – Dichiarazione – Presupposti – Requisiti dimensionali – Onere della prova – Questione di costituzionalità.
E rilevante e non manifestamente infondata la questione di costituzionalità, per contrasto con l’art. 3 della Costituzione, della disposizione di cui al secondo comma dell’art. 1 R.D. n. 267/42, come modificato dal D.Lgs. n. 169/2007, nella parte in cui addossa al debitore l’onere di provare la propria non assoggettabilità a fallimento o, se si preferisce, nella parte in cui prevede il fallimento dell’imprenditore commerciale insolvente che non abbia dimostrato di non essere compreso nell’area della non fallibilità definita dalle lett. a), b) e c) del medesimo comma. Tribunale Napoli, 23 Aprile 2008.


Fallimento – Limiti dimensionali dell’impresa fissati nell'art. 1 l. fall. – Presunzione di superamento – Applicabilità ai piccoli imprenditori – Esclusione.
L’attuale formulazione dell’art. 1 della legge fallimentare esclude che per la individuazione delle imprese fallibili sia necessario raccordarsi anche con la disposizione di cui all’art. 2083 cod. civ., essendo sufficiente il superamento di uno dei requisiti dimensionali previsti dal secondo comma. Non si può tuttavia dimenticare che il legislatore delegante aveva autorizzato soltanto l'estensione delle aree di esenzione del fallimento (e non la loro soppressione) sicchè il giudice deve sempre verificare in concreto che l'imprenditore non sia nè un ente pubblico né un piccolo imprenditore. Conseguentemente coloro che appartengono ad una delle categorie civilistiche descritte dall'art. 2083 c.c. sono sottratti al regime delle presunzioni, e possono quindi essere dichiarati falliti solo se, in concreto, si sia acquisita nei loro confronti la prova di una dimensione superiore ai parametri di cui al secondo comma della legge fallimentare. (Giorgio Jachia) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno, 07 Aprile 2008.


Fallimento – Limiti dimensionali dell’impresa fissati nell'art. 1 l. fall. – Presunzione di non superamento per i piccoli imprenditori.
Le norme sul presupposto soggettivo affermano due regole generali: la fallibilità delle medie e grandi imprese (con esclusione di quelle soggette alla sola liquidazione coatta amministrativa o alla procedura di amministrazione straordinaria) e la non fallibilità delle piccole imprese. Il secondo comma dell’art. 1 l. fall., rispetto alla prima regola introduce una deroga, rispetto alla seconda regola circoscrive ulteriormente la nozione di piccolo imprenditore non fallibile, escludendo dalla sfera di inoperatività della legge fallimentare quelle imprese che, pur lavorando in via esclusiva o principale con il lavoro proprio del titolare e dei familiari, abbiano tuttavia raggiunto determinati livelli di patrimonio, ricavi o indebitamento. Posta la regola generale di non fallibilità della piccola impresa, la delimitazione del suo ambito operata dalla legge speciale non può essere concepita, come per le medie imprese, alla stregua di fatto impeditivo (di natura meramente processuale, o sostanziale se si ritiene che la nuova disciplina fallimentare abbia attribuito al creditore un diritto soggettivo al fallimento del proprio debitore - imprenditore insolvente), che spetta al debitore dimostrare per paralizzare l’azione del creditore. Al contrario, per le imprese non aventi le caratteristiche indicate dall’art. 2083 c.c., la regola generale di fallibilità impone al resistente, che contesti il superamento delle soglie, l’onere non solo di allegazione ma anche di prova del possesso in capo al resistente congiunto dei requisiti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno, 07 Aprile 2008.


Fallimento – Parametri dimensionali – Eccezione in senso stretto – Onere della prova.
Nel sistema della legge fallimentare l’imprenditore commerciale è soggetto in linea generale ad essere dichiarato fallito come si evince dalla formulazione letterale della prima parte dell’art. 1, comma 1, l.f. e la sottrazione a tale principio viene a configurarsi come eccezione in senso tecnico da formularsi da parte del debitore interessato il quale pertanto è tenuto a provare gli elementi fondativi della situazione esimente fatta valere, con la conseguenza che l’attività di indagine del giudice non può prestarsi a supplire l’onere gravante sull’interessato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 29 Giugno 2007.


Fallimento – Fallibilità – Piccolo Imprenditore – Dimensioni impresa – Onere della prova – Grava sul debitore.
Nella fase prefallimentare il debitore ha l’onere di fornire la prova delle dimensioni dell’impresa e su di lui ricadono le conseguenze del mancato assolvimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 10 Maggio 2007.


Fallimento – Limiti dimensionali dell’impresa – Definizione di piccolo imprenditore – Richiamo all’art. 2083 cod. civ. – Esclusione.

Dichiarazione di fallimento – Presupposti soggettivi ed oggettivi – Disponibilità delle parti – Esclusione.

Dichiarazione di fallimento – Presupposti – Normativa di interesse pubblico – Deroga al sistema probatorio – Onere della prova a carico del debitore in mancanza di allegazione del ricorrente – Esclusione.

L’attuale formulazione “in negativo” dell’art. 1 della legge fallimentare esclude che per la definizione di piccolo imprenditore sia necessario raccordarsi anche con la disposizione di cui all’art. 2083 cod. civ.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

I presupposti oggettivi e soggettivi del fallimento non rientrano tra le situazioni giuridiche rimesse alla volontà negoziale delle parti interessate. I creditori potrebbero "rimettere" le obbligazioni nei loro confronti di un certo imprenditore, oppure stipulare un pactum de non petendo pluridecennale – così da "sterilizzare" gli impegni che altrimenti l’altro non sarebbe "più in grado di soddisfare regolarmente", come recita l’immutato art. 5 co. II L.F. – ma né essi né il debitore possono prescindere dall’insolvenza in senso tecnico, onde giungere al fallimento od invece evitarlo. L’imprenditore fallisce quando è "insolvente" e "non piccolo", ma ove anche dichiarasse contra se di essere tale, non per questo il giudizio dovrebbe senz’altro fondarsi su quella sua "ammissione"; anzi, il Tribunale sarebbe pacificamente tenuto a rigettare l’istanza di fallimento – anche "in proprio" – una volta riconosciuto che le relative affermazioni fossero difformi dalla realtà dei fatti e lo stesso principio vale per tutte le altre "condizioni" di fallibilità a cominciare dall’avvenuta scadenza del termine di cessazione dell’esercizio d’impresa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Le regole dettate in tema di presupposti per la dichiarazione di fallimento ineriscono a materie "di interesse pubblico" che non tollerano deroghe al regime probatorio in tema di circostanze "costitutive" ed "impeditive" della fattispecie. Sono pertanto inammissibili – se non come descrizione di una modalità formativa del "libero convincimento" del Giudice – le ipotesi di regole che pretendano di far gravare sul debitore il rischio di una probatio semiplena, sanzionando altresì il suo "silenzio" anche in mancanza di ogni allegazione idonea dei richiesti il fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 20 Febbraio 2007.


Fallimento - Società artigiana - Requisiti previsti dalla legge n. 443 del 1985 - Rilevanza ai soli fini delle provvidenze previste dalla legislazione regionale - Configurabilità - Disciplina dettata dall'art. 2083 cod. civ. - Riferimento ad essa ai fini civilistici e dell'assoggettabilità a fallimento - Necessità - Fattispecie
In tema di imprese artigiane, i criteri di individuazione delle società artigiane, dettati dalla legge 8 agosto 1985, n. 443, come modificata dalla legge 20 maggio 1997, n. 133, rilevano ai soli fini della spettanza delle provvidenze previste dalla legislazione regionale di sostegno e non assurgono a principi generali ai fini civilistici, idonei a sovrapporsi alla disciplina codicistica. Pertanto, la questione della assoggettabilità a fallimento delle imprese collettive artigiane deve essere risolta - anche al fine di evitare dubbi di legittimità costituzionale per disparità di trattamento rispetto alle imprese individuali - avendo esclusivo riguardo alla sussistenza, o meno, dei requisiti per l'identificazione della figura del piccolo imprenditore (escluso dal fallimento ai sensi dell'art. 1, primo comma, della legge fallimentare) previsti dall'art. 2083 del codice civile (Nell'enunciare tale principio, a correzione dell'interpretazione adotta dai giudici di merito, la Corte di cassazione ha però disatteso il ricorso, perché, senza osservare il principio di autosufficienza, non faceva alcun riferimento a circostanze decisive, utili al suo accoglimento, quali la prevalenza del lavoro dei soci rispetto agli altri fattori della produzione). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Ottobre 2004, n. 20640.