Massimario Ragionato Fallimentare

a cura di Franco Benassi
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Articolo 169 ∙ (Norme applicabili)


Tutte le MassimeCassazione
Cristallizzazione del passivoCreditori privilegiatiPrededuzione nel concordato preventivoCanoni di locazione quali frutti civili dell'immobileCreditori ipotecari e con privilegio specialeConcorso dei creditori ipotecari con i chirografariPignoramento presso terziPignoramento eseguito prima dell'inizio della proceduraAtti risalenti al periodo di pendenza del concordato preventivoCredito IvaTempi di adempimento della propostaFideiussoriCircolazione dell'aziendaContratto di mutuoRapporti bancariAnticipazione bancariaMandato all'incassoCompensazioneCompensazione ex art. 56 l.f. tra crediti anterioriPatto di compensazione a garanzia di finanziamentoCessione del creditoFactoringCredito condizionaleVotoSpossessamento del debitore



Concordato preventivo – Indennizzo al terzo contraente che ha subito lo scioglimento del contratto – Accertamento – Cognizione ordinaria – Ammissione dei crediti contestati ai soli fini del voto e del calcolo delle maggioranze

Concordato preventivo – Indennizzo al terzo contraente che ha subito lo scioglimento del contratto successivo al ricorso per concordato – Natura concorsuale – Prestazioni successive – Interpretazione

In tema di concordato preventivo, l’accertamento con efficacia di giudicato circa l’esistenza, l’entità e il rango del credito relativo all’indennizzo cui ha diritto il terzo contraente che abbia subito lo scioglimento del contratto, a norma della L. Fall., art. 169-bis, va effettuato, come per tutti i restanti crediti concorsuali, nelle forme della cognizione ordinaria, fermo restando in capo al giudice delegato e al tribunale, in sede di omologazione, il potere di ammettere in tutto o in parte i crediti contestati, ai soli fini del voto e del calcolo delle maggioranze, ai sensi della L. Fall., art. 176.

In tema di concordato preventivo, il credito relativo all’indennizzo dovuto per lo scioglimento del contratto a norma della L. Fall., art. 169-bis, ha natura concorsuale, in quanto va "soddisfatto come credito anteriore al concordato", anche quando la facoltà di scioglimento sia stata esercitata dal debitore successivamente al deposito del ricorso di cui alla L. Fall., art. 161, come chiarito con le modifiche apportate alla L. Fall., art. 169-bis, D.L. 27 giugno 2015, n. 83, art. 8, convertito dalla L. 6 agosto 2015, n. 132, avente sul punto natura sostanzialmente interpretativa. Infatti, tale ultima previsione ha altresì chiarito che la collocazione in prededuzione può essere riservata solo al credito derivante da eventuali prestazioni contrattuali eseguite "legalmente e in conformità agli accordi o agli usi negoziali, dopo la pubblicazione della domanda ai sensi dell’art. 161". (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 23 Novembre 2020, n. 26568.


Concordato preventivo – Scioglimento dei contratti pendenti – Ratio – Abuso – Incidenza sulle condizioni di ammissibilità del concordato

Concordato preventivo – Indennizzo al terzo contraente che ha subito lo scioglimento del contratto successivo al ricorso per concordato – Autorizzazione allo scioglimento dal contratto pendente – Verifica sulla correttezza e buona fede nell’esecuzione del contratto – Ingiusto pregiudizio a carico dell’altro contraente – Abuso dello strumento concordatario

La scelta del legislatore di sottoporre ad autorizzazione giudiziale il potere del debitore di sciogliersi dai contratti pendenti è evidentemente funzionale all’esigenza di scongiurare che egli possa farli venir meno per ragioni opportunistiche, nel perseguimento di interessi esorbitanti da una corretta regolazione della crisi d’impresa, attraverso l’abuso dello strumento concordatario. Il controllo svolto in prima battuta dal giudice delegato, e successivamente dal tribunale, si inserisce dunque all’interno di quella più ampia valutazione preordinata a verificare le condizioni di ammissibilità del concordato preventivo, prima fra tutte la fattibilità (tralatiziamente distinta in giuridica ed economica) del piano - non di rado fortemente condizionata dallo scioglimento dei contratti in corso -, in ultima analisi diretta a tutelare l’interesse pubblicistico al regolare svolgimento, oltre che al buon esito, della procedura concorsuale

In tema di concordato preventivo, il giudice, ai fini del giudizio di ammissibilità della domanda di concordato preventivo, è tenuto, in linea con i principi della normativa unionale in tema di ristrutturazione preventiva, a verificare che il debitore, nel formulare un piano che contempli l’autorizzazione allo scioglimento dal contratto pendente, a norma della L. Fall., art. 169-bis, abbia agito conformemente ai principi di correttezza e buona fede nell’esecuzione del contratto, in modo da evitare che ne derivi un ingiusto pregiudizio a carico dell’altro contraente, con conseguente abuso dello strumento concordatario.

[Nel caso di specie, la S.C. ha ritenuto che il promittente venditore, procrastinando dolosamente la stipula del contratto definitivo - nonostante l’avvenuto pagamento dell’intero prezzo e l’immissione del promissario acquirente nella detenzione dell’immobile destinato ad abitazione principale - e procedendo a depositare, appena due mesi dopo la proposizione della domanda ex art. 2932 c.c., da parte del promissario acquirente, una domanda di concordato preventivo il cui piano contemplava nell’attivo concordatario anche l’immobile compromesso in vendita (di valore pari a circa un terzo dell’attivo complessivo), abbia palesemente contravvenuto al dovere di esecuzione del contratto secondo buona fede, ai sensi dell’art. 1375 c.c.; e ciò tanto più per aver poi indicato nel medesimo piano concordatario un indennizzo in favore del promissario acquirente pari al solo ammontare del prezzo versato, che per giunta, in quanto credito chirografario, è destinato ad essere soddisfatto nei limiti del 15%, in forza della falcidia concordataria.]. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 23 Novembre 2020, n. 26568.


Concordato preventivo – Contratti pendenti – Definizione – Contratti a prestazioni corrispettive
I contratti pendenti nel concordato preventivo sono solo quelli a prestazioni corrispettive che, nel momento in cui una di esse presenti il ricorso L. Fall., ex art. 161, per l’ammissione alla procedura di concordato preventivo, risultino ancora ineseguite o non compiutamente eseguite da entrambe le parti.

Tra i vari argomenti che militano a favore di quest’ultima tesi si richiamano: i) l’argomento normativo, avendo la Relazione al D.L. 27 giugno 2015, n. 83, esplicitato l’intento di dare all’espressione "contratti pendenti" la stessa estensione di quella contenuta nella L. Fall., art. 72, sostituendola alla locuzione "contratti in corso di esecuzione" proprio per porre fine ai dubbi interpretativi sulla possibilità di sciogliere anche i contratti già interamente eseguiti da una delle parti; ii) l’argomento storico, per cui a un enunciato normativo deve essere attribuito lo stesso significato tradizionalmente e costantemente attribuito in passato agli analoghi enunciati regolatori della stessa materia, a tal fine constatandosi che con l’espressione "contratti pendenti" (e relative varianti lessicali) sono stati sempre designati i rapporti contrattuali bilaterali, in tutto o in parte ineseguiti da entrambe le parti al tempo del fallimento di una di esse; iii) l’argomento sistematico, in base al quale, se un rapporto contrattuale pendente con obbligazioni ineseguite da una sola delle parti è assoggettato alle disposizioni di cui alla L. Fall., artt. 42 e 52, quello stesso rapporto non può essere ricompreso tra quelli bilaterali, cui si applicano le regole di cui alla L. Fall., art. 72; iv) l’argomento "prospettico", avendo il legislatore della riforma organica delle procedure concorsuali dettato una disciplina sui contratti pendenti nel concordato preventivo che li definisce espressamente "contratti non eseguiti o non compiutamente eseguiti nelle prestazioni principali da entrambi i contraenti alla data del deposito della domanda di concordato" (art. 97, Codice della crisi di impresa e dell’insolvenza, di cui al D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14 - di seguito CCII - la cui entrata in vigore è stata differita dal 14 agosto 2020 al 1° settembre 2021). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 23 Novembre 2020, n. 26568.


Concordato preventivo con cessione dei beni - Ammissione del datore di lavoro - Rapporti di lavoro - Prosecuzione - Impossibilità giuridica - Esclusione - Fattispecie
L'ammissione dell'imprenditore al concordato preventivo per cessione di beni, pur potendo integrare giustificato motivo di recesso, non comporta di per sè l'impossibilità giuridica della continuazione del rapporto di lavoro che permane fino al recesso di una delle parti. (Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione di merito che non aveva ammesso al passivo i crediti di lavoro di un dirigente, sul presupposto dell'impossibilità della prestazione lavorativa in pendenza del concordato preventivo per cessione di beni, stante l'esclusivo scopo liquidatorio della procedura). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 29 Ottobre 2020, n. 23925.


Credito fondato su contratto - Prova dell'anteriorità del negozio rispetto al fallimento - Opponibilità alla massa dell'intero rapporto - Sussistenza
Nel giudizio di opposizione allo stato passivo, l'accertamento della data certa anteriore al fallimento del contratto di apertura di conto corrente bancario, ai sensi dell'art. 2704 c.c., consente di rendere opponibile alla massa dei creditori l'intero svolgimento del rapporto negoziale, anche nel periodo precedente al momento in cui viene a collocarsi detto accertamento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 27 Ottobre 2020, n. 23490.


Concordato preventivo - Richiesta di rimborso di credito IVA formatosi durante lo svolgimento della procedura concorsuale - Opponibilità in compensazione, da parte dell’Ufficio, di crediti sorti successivamente all’apertura della procedura - Ammissibilità - Inopponibilità in compensazione di crediti formatisi antecedentemente - Fondamento
In materia di concordato preventivo, ove l'imprenditore concordante o i suoi aventi causa chiedano il rimborso di un credito IVA formatosi durante lo svolgimento della procedura concorsuale, l'amministrazione finanziaria può opporre in compensazione crediti che siano sorti successivamente all'apertura della procedura medesima, mentre - al contrario - non può opporre in compensazione crediti formatisi in epoca precedente l'apertura della procedura, stante il principio richiamato dagli artt. 56 e 169 l. fall., applicabile anche ai crediti erariali. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 02 Luglio 2020, n. 13467.


Concordato preventivo – Autorizzazione (o diniego) allo scioglimento dei contratti pendenti – Effetti – Giudicato – Esclusione – Anticipazione bancaria contro cessione di credito – Mandato all’incasso ed annesso patto di compensazione
Il provvedimento di autorizzazione (o diniego) allo scioglimento dei contratti, a norma dell’art. 169-bis l. fall., non è destinato a produrre effetti di diritto sostanziale con efficacia di giudicato e ad incidere in modo definitivo su diritti soggettivi; di conseguenza, la parte non soddisfatta può adire il giudice e contestare la ritenuta sussistenza (o insussistenza) dei presupposti per lo scioglimento del contratto attraverso una domanda da proporsi nell’ambito di un giudizio a cognizione piena.
L’art. 169 bis l. fall., che consente al debitore proponente un concordato di chiedere al giudice delegato lo scioglimento dei contratti pendenti, è applicabile al contratto-quadro di anticipazione bancaria contro cessione di credito o mandato all’incasso ed annesso patto di compensazione, fino a quando la banca nell’anticipare al cliente l’importo dei crediti non ancora scaduti vantati da quest’ultimo nei confronti dei terzi, non abbia ancora raggiunto il tetto massimo convenuto tra le parti. L’art. 169 bis l. fall. è inapplicabile alla singola operazione di anticipazione bancaria in conto corrente contro cessione di credito o mandato all’incasso con annesso patto di compensazione, ancora in corso al momento dell’apertura del concordato, avendo la banca, con l’erogazione della anticipazione, già compiutamente eseguito la propria prestazione. Il collegamento negoziale e funzionale esistente tra il contratto di anticipazione bancaria ed il mandato all’incasso con patto di compensazione, che consente alla banca di incamerare i riversare in conto corrente le somme derivanti dall’incasso dei singoli crediti del proprio cliente nei confronti di terzi, dando luogo ad un unico rapporto negoziale, determina l’applicazione della c.d. compensazione impropria tra i reciproci debiti e crediti della banca con il cliente e la conseguente inoperatività del principio di “cristallizzazione” dei crediti, rendendo, pertanto, del tutto irrilevante che l’attività di incasso della banca sia svolta in epoca successiva all’apertura della procedura di concordato preventivo. (Edoardo Staunovo-Polacco) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 15 Giugno 2020, n. 11524.


Concordato preventivo - Regime precedente all’entrata in vigore dell’art. 169 bis l.fall. - Anticipazione di credito in conto corrente - Cessione di crediti - Somme incassate dopo l'ammissione del correntista al concordato preventivo - Compensazione con il credito della banca verso il correntista - Legittimità - Fondamento
In tema di anticipazione di credito in conto corrente, nel regime precedente all'entrata in vigore dell'art. 169 bis l.fall., è ammissibile la compensazione tra il credito vantato dalla banca per il rimborso dell'anticipazione concessa alla società ammessa al concordato preventivo ed il debito nei confronti di quest'ultima per la restituzione degli importi riscossi in esecuzione dell'incarico conferitole, a nulla rilevando che detto credito sia anteriore all'ammissione alla procedura concorsuale ed il correlativo debito invece posteriore, in quanto, non operando il principio della "cristallizzazione dei crediti", né l'imprenditore in costanza di procedura, né gli organi concorsuali vantano il diritto a che la banca riversi loro le somme riscosse anziché compensarle. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Giugno 2020, n. 11523.


Concordato preventivo - Art. 169 bis l.fall. - Applicabilità - Singole operazioni di anticipazione bancaria - Esclusione - Ragioni
In tema di concordato preventivo, l'art. 169 bis l.fall. è inapplicabile alla singola operazione di anticipazione bancaria in conto corrente contro cessione di credito o mandato all'incasso con annesso patto di compensazione, ancora in corso al momento dell'apertura del concordato, avendo la banca, con l'erogazione della anticipazione, già compiutamente eseguito la propria prestazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Giugno 2020, n. 11524.


Art. 169 bis l.fall. - Contratto quadro di anticipazione bancaria - Applicabilità - Limiti
In tema di concordato preventivo, l'art. 169 bis l.fall. è applicabile al contratto-quadro di anticipazione bancaria contro cessione di credito o mandato all'incasso ed annesso patto di compensazione, fino a quando la banca, nell'anticipare al cliente l'importo dei crediti non ancora scaduti vantati da quest'ultimo nei confronti dei terzi, non abbia raggiunto il tetto massimo convenuto tra le parti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Giugno 2020, n. 11524.


Concordato preventivo - Prededuzione - Applicazione
La disciplina della prededuzione trova applicazione, generale e indistinta, a tutte le procedure concorsuali regolate dalla legge fallimentare e dunque pure al concordato, sebbene l'art. 111 l. fall. non sia espressamente richiamato all'interno del disposto dell'art. 169 l. fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 11 Giugno 2019, n. 15724.


Concordato preventivo - Patto di elisione o compensazione - Opponibilità - Limiti
In tema di concordato preventivo, è opponibile il patto di compensazione stipulato contestualmente al deposito dei titoli acquistati presso la banca ed a garanzia del credito derivante dal finanziamento da questa concesso al debitore ammesso alla procedura se l'accordo stipulato contestualmente al finanziamento attribuiva alla banca il diritto di incamerare le somme riscosse, indipendentemente dal fatto che il debito dell'istituto di credito sia divenuto liquido ed esigibile dopo la domanda di concordato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Aprile 2019, n. 10091.


Concordato fallimentare - Mandato all’incasso rilasciato a creditore - Riscossione - Compensazione - Ammissibilità - Condizioni - Preesistenza dei crediti reciproci - Insussistenza - Conseguenze
In caso di ammissione del debitore al concordato preventivo, la compensazione tra i suoi debiti ed i crediti da lui vantati nei confronti dei creditori postula, ai sensi dell'art. 56 l.fall. (richiamato dall'art. 169 l.fall.), che i rispettivi crediti siano preesistenti all'apertura della procedura concorsuale; essa, pertanto, non può operare nell'ipotesi in cui il debitore abbia conferito ad una banca, anche di fatto, un mandato all'incasso di un proprio credito, e la banca abbia ritenuto di compensare il relativo importo con crediti da essa vantati. A differenza della cessione di credito, infatti, il mandato all'incasso non determina il trasferimento del credito in favore del mandatario, bensì l'obbligo di quest'ultimo di restituire al mandante la somma riscossa, e tale obbligo non sorge al momento del conferimento del mandato, ma soltanto all'atto della riscossione del credito, con la conseguenza che, qualora quest'ultima abbia avuto luogo dopo la presentazione della domanda di ammissione al concordato preventivo, non sussistono i presupposti per la compensazione. Tuttavia, qualora la banca abbia trattenuto le somme riscosse invocando la compensazione, e non le abbia perciò rese alla procedura, l’istituto di credito potrà essere ammesso al passivo solo limitatamente alle somme di cui risulti ancora creditore all’esito della compensazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Settembre 2017, n. 22277.


Fallimento - Decreto ex art. 161, comma 6, l.fall., recante anche l'autorizzazione a sospendere i contratti in corso di esecuzione ex art. 169 bis l.fall. - Ricorribilità ex art. 111 Cost. - Esclusione - Fondamento - Fattispecie
In tema di concordato preventivo con riserva, è inammissibile il ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. avverso il decreto con il quale il tribunale, nell'assegnare il termine per la presentazione della proposta, del piano e della documentazione, abbia altresì autorizzato, ai sensi dell'art. 169 bis l.fall., la sospensione di contratti (nella specie, bancari per anticipazione su effetti) in corso di esecuzione, trattandosi di provvedimento privo dei requisiti della decisorietà e della definitività. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 02 Marzo 2016, n. 4176.


Fallimento - Effetti - Per i creditori - Debiti pecuniari - Compensazione - Anticipazione su ricevute bancarie regolate in conto corrente - Ammissione del correntista alla procedura di amministrazione controllata - Successivo incasso della banca - Compensazione con altri crediti vantati dalla banca - Legittimità - Condizioni e limiti
In tema di anticipazione su ricevute bancarie regolata in conto corrente, qualora le operazioni siano compiute anteriormente all'ammissione del correntista alla procedura di amministrazione controllata, occorre accertare, nel caso in cui il fallimento (successivamente dichiarato) del medesimo agisca per la restituzione dell'importo delle ricevute incassate dalla banca, se la convenzione relativa a quella anticipazione contenga una clausola attributiva del diritto di "incamerare" le somme riscosse in favore della banca stessa (cd. patto di compensazione o di annotazione ed elisione nel conto di partite di segno opposto), atteso che solo in tale ipotesi quest'ultima ha diritto a compensare il suo debito per il versamento al cliente delle somme riscosse con il proprio credito in dipendenza di operazioni regolate nel medesimo conto corrente senza che rilevi l'anteriorità del credito e la posteriorità del debito rispetto all'ammissione alla procedura concorsuale, non operando, in tale evenienza, il principio della "cristallizzazione dei crediti". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Febbraio 2016, n. 3336.


Concordato preventivo - Compensazione tra crediti sorti ante procedura - Presupposti - Fattispecie in tema di canoni locatizie
Poiché il titolo del credito per i canoni è costituito dal contratto di locazione, qualora questo sia anteriore alla data di apertura della procedura di concordato preventivo, il credito per i canoni maturati successivamente a tale data può essere compensato con l'eventuale credito vantato dall'impresa in concordato nei confronti del locatore purché anche quest'ultimo credito sia, come quello relativo ai canoni, anteriore alla procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 25 Novembre 2015, n. 24046.


Concordato preventivo - Contratti in corso di esecuzione - Provvedimento della corte d'appello che revoca la sospensione dei contratti disposta dal tribunale - Impugnabilità con ricorso per cassazione ex articolo 111 Cost. - Inammissibilità - Reiterabilità della richiesta di scioglimento o di sospensione dei contratti nel corso della procedura
Il ricorso straordinario per cassazione a norma dell'articolo 111 Cost. è proponibile esclusivamente avverso provvedimenti definitivi, non revocabili, che decidono su richieste non reiterarli; detto strumento di impugnazione non è quindi esperibile nei confronti dei provvedimenti assunti a norma dell'articolo 169-bis L.F. sulla richiesta del debitore di essere autorizzato alla sospensione o allo scioglimento dei contratti in corso, trattandosi di richieste proponibili sia prima sia dopo il decreto di ammissione al concordato e reiterabili nel corso della procedura. (Nel caso di specie era stato proposto ricorso per cassazione avverso il provvedimento della Corte d'Appello che aveva revocato la sospensione dei contratti bancari e di leasing disposta dal Tribunale in favore dell'impresa nella fase di concordato preventivo con riserva). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 03 Settembre 2015, n. 17520.


Concordato preventivo - Credito privilegiato - Pagamento integrale - Necessità - Inesistenza, nel patrimonio del debitore, di bene gravato da privilegio speciale - Irrilevanza - Ragioni - Conseguenze - Fattispecie anteriore al d.lgs. n. 169 del 2007.
La disciplina del concordato preventivo, vigente anteriormente alle modifiche di cui al d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169 (inapplicabile, nella specie, "ratione temporis"), caratterizzata dalla inapplicabilità dell'art. 54 legge fall., e dalla condizione essenziale ed indefettibile dell'integrale pagamento dei creditori privilegiati, comporta che, a differenza del fallimento, la mancanza nel compendio patrimoniale del debitore del bene gravato da privilegio non ne impedisce l'esercizio, con la conseguenza che il credito resta privilegiato ed è concretamente riconoscibile la prelazione in sede di riparto dell'attivo. In un tale contesto, infatti, il privilegio assume rilevanza esclusivamente come qualità del credito, che, ex art. 2745 cod. civ., sorge privilegiato in ragione della sua causa secondo le disposizioni di legge, mantenendo, poi, tale qualità per l'intera procedura. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Maggio 2013, n. 12064.


Concordato preventivo - Anticipazioni su ricevute bancarie in conto corrente - Ricevute incassate dalla banca dopo l'ammissione del correntista alla procedura di amministrazione controllata - Compensazione con altri crediti della banca verso il correntista poi fallito - Legittimità - Condizioni e limiti.
In tema di anticipazione su ricevute bancarie regolata in conto corrente, se le relative operazioni siano compiute in epoca antecedente rispetto all'ammissione del correntista alla procedura di amministrazione controllata, è necessario accertare, qualora il correntista - successivamente ammesso al concordato preventivo - agisca per la restituzione dell'importo delle ricevute incassate dalla banca, se la convenzione relativa all'anticipazione su ricevute regolata in conto contenga una clausola attributiva del "diritto di incamerare" le somme riscosse in favore della banca (cd. patto di compensazione o, secondo altra definizione, patto di annotazione ed elisione nel conto di partite di segno opposto); solo in tale ipotesi, difatti, la banca ha diritto a "compensare" il suo debito per il versamento al cliente delle somme riscosse con il proprio credito, verso lo stesso cliente, conseguente ad operazioni regolate nel medesimo conto corrente, a nulla rilevando che detto credito sia anteriore alla ammissione alla procedura concorsuale ed il correlativo debito, invece, posteriore, poiché in siffatta ipotesi non può ritenersi operante il principio della "cristallizzazione dei crediti", con la conseguenza che nè l'imprenditore durante l'amministrazione controllata, nè gli organi concorsuali - ove alla prima procedura ne sia conseguita altra - hanno diritto a che la banca riversi in loro favore le somme riscosse (anziché porle in compensazione con il proprio credito) (1). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Settembre 2011, n. 17999.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Per i creditori - Ripartizione dell’attivo tra creditori privilegiati, ipotecari e pignoratizi - Ammissione al passivo di un credito per capitale relativo a mutuo ipotecario - Spese di anticipata estinzione del mutuo - Collocazione nello stesso grado del credito ipotecario - Esclusione - Fondamento - Conseguenze - Inefficacia di pattuizioni contrarie.
L'ammissione al passivo concorsuale, in via ipotecaria, del credito per capitale derivante da un mutuo ipotecario non comporta la collocazione nello stesso grado anche del credito relativo alle spese per l'anticipata estinzione del mutuo, trovando applicazione il principio generale, desumibile dagli artt. 55 e 72 della legge fall., che, quale riflesso della cristallizzazione di tutti i crediti alla data di apertura della procedura concorsuale, esclude il risarcimento dei danni per qualunque ipotesi di scioglimento del contratto a seguito del fallimento, sia essa o meno dipendente dalla volontà del curatore. Tale principio, in quanto derivante da una norma imperativa, rende inefficace l'eventuale clausola con cui si estenda l'applicazione delle sanzioni per l'anticipata restituzione della somma mutuata anche al caso in cui lo scioglimento del contratto sia determinato dal fallimento del debitore, a titolo di indennizzo negoziale per l'incompleta realizzazione del programma contrattuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Settembre 2009, n. 19219.


Concordato preventivo – Effetti – In genere – Compensazione – Ammissibilità – Condizioni – Preesistenza dei crediti reciproci – Necessità – Fattispecie in tema di mandato all'incasso.
In caso di ammissione del debitore al concordato preventivo, la compensazione tra i suoi debiti ed i crediti da lui vantati nei confronti dei creditori postula, ai sensi dell'art. 56 della legge fallimentare (richiamato dall'art. 169 della medesima legge), che i rispettivi crediti siano preesistenti all'apertura della procedura concorsuale; essa, pertanto, non può operare nell'ipotesi in cui il debitore abbia conferito ad una banca un mandato all'incasso di un proprio credito, attribuendole la facoltà di compensare il relativo importo con lo scoperto di un conto corrente da lui intrattenuto con la medesima banca; a differenza della cessione di credito, infatti, il mandato all'incasso non determina il trasferimento del credito in favore del mandatario, ma l'obbligo di quest'ultimo di restituire al mandante la somma riscossa, e tale obbligo non sorge al momento del conferimento del mandato, ma soltanto all'atto della riscossione del credito, con la conseguenza che, qualora quest'ultima debba aver luogo dopo la presentazione della domanda di ammissione al concordato preventivo, non sussistono i presupposti per la compensazione. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 07 Maggio 2009, n. 10548.


Concordato preventivo - Compensazione - Ammissibilità - Condizioni - Preesistenza dei crediti reciproci - Necessità - Fattispecie in tema di mandato all'incasso
In caso di ammissione del debitore al concordato preventivo, la compensazione tra i suoi debiti ed i crediti da lui vantati nei confronti dei creditori postula, ai sensi dell'art. 56 della legge fall. (richiamato dall'art. 169 della medesima legge), che i rispettivi crediti siano preesistenti all'apertura della procedura concorsuale; essa, pertanto, non può operare nell'ipotesi in cui il debitore abbia conferito ad una banca un mandato all'incasso di un proprio credito, attribuendole la facoltà di compensare il relativo importo con lo scoperto di un conto corrente da lui intrattenuto con la medesima banca; a differenza della cessione di credito, infatti, il mandato all'incasso non determina il trasferimento del credito in favore del mandatario, ma l'obbligo di quest'ultimo di restituire al mandante la somma riscossa, e tale obbligo non sorge al momento del conferimento del mandato, ma soltanto all'atto della riscossione del credito, con la conseguenza che, qualora quest'ultima debba aver luogo dopo la presentazione della domanda di ammissione al concordato preventivo, non sussistono i presupposti per la compensazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Maggio 2009, n. 10548.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Per i creditori - Debiti pecuniari - Interessi - In genere.

Tributi erariali indiretti (Riforma Tributaria del 1972) - Imposta sul valore aggiunto (I.V.A.) – Accertamento e riscossione - Pagamento dell’imposta accertata - Interessi - Credito Iva - Natura privilegiata - Contribuente ammesso ad amministrazione straordinaria - Estensione del privilegio agli interessi - Sussistenza - Fondamento.

In tema di I.V.A., la natura privilegiata del credito, prevista dall'art. 62, terzo comma, del d.P.R. n. 633 del 1972, comporta che l'ammissione del contribuente all'amministrazione straordinaria non sospende la decorrenza degli interessi dovuti per il ritardo nel versamento dell'imposta, a partire dalla data di ammissione alla procedura concorsuale; infatti, l'art. 55, primo comma, della legge fall., nel testo anteriore alle modifiche introdotte dal d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, fa salvo il disposto dell'art. 54, terzo comma, che, nel testo risultante dalla parziale dichiarazione d'illegittimità costituzionale intervenuta con sentenza n. 162 del 2001, estende il diritto di prelazione agli interessi maturati nel periodo successivo alla data di assoggettamento dell'impresa all'amministrazione straordinaria, nei limiti indicati nell'art. 2749 cod. civ., coerentemente con il vincolo derivante dai principi stabiliti dalla Corte di Giustizia CE, secondo i quali il regime di amministrazione straordinaria delle imprese in crisi è contrario alle disposizioni del Trattato CE (art. 87 e 88 par. 3) nella parte in cui prevede una sospensione dei debiti di natura pubblica (come quelli tributari), consentendo un esercizio dell'impresa a tempo indeterminato al di fuori di un programma di risanamento in tempi ragionevoli, in modo da creare un vantaggio selettivo solo per alcune imprese. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 17 Aprile 2009, n. 9106.


Cessione di crediti "futuri" in pregiudizio del creditore pignorante - Crediti originati da un rapporto contrattuale già esistente e crediti solo eventuali - Prevalenza sul pignoramento - Limiti temporali e condizioni - Fattispecie relativa alla cessione di "futuri" crediti di lavoro
Ai fini dell'efficacia della cessione di crediti "futuri" in pregiudizio del creditore pignorante, ex art. 2914 n. 2 cod. civ., occorre distinguere tra crediti maturandi con origine da un unico e già esistente rapporto - base, quali i crediti di lavoro, e crediti soltanto eventuali, non necessariamente identificati in tutti gli elementi oggettivi e soggettivi; la cessione dei primi prevale sul pignoramento nell'ambito di un triennio (ex art. 2918 cod. civ.), purché prima del pignoramento stesso sia stata notificata o accettata dal debitore ceduto, mentre perché prevalga la cessione dei secondi è necessaria la notificazione o accettazione dopo che il credito sia venuto ad esistenza, ma prima del pignoramento (nella specie, la S.C. ha annullato la sentenza di merito che, in relazione alla cessione di "futuri" crediti di lavoro, aveva fatto applicazione dell'art. 2914 n. 2 cod. civ. riferendosi non al contratto di cessione ma alla successiva maturazione dei singoli ratei). Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 26 Ottobre 2002, n. 15141.


Fallimento - Attività fallimentari - Amministrazione - In genere - Provvedimenti di amministrazione e gestione dei beni del fallimento - Natura non decisoria - Ricorso per cassazione ex art. 111, secondo comma Cost. - Inammissibilità - Fattispecie in materia di affitto di azienda
È inammissibile il ricorso per cassazione proposto ai sensi dell'articolo 111, secondo comma Cost. avverso i provvedimenti del giudice delegato e del tribunale in sede di reclamo costituenti esercizio del potere di amministrazione e gestione dei beni acquisiti al fallimento e delle funzioni di direzione della procedura fallimentare; in tale categoria si iscrivono i provvedimenti che concedono, negano o revocano l'autorizzazione all'affitto di azienda. (massima ufficiale) Cassazione civile, 24 Novembre 1999, n. 13123.


Fallimento - Compensazione - Anticipazione su ricevute bancarie regolate in conto corrente - Ricevute incassate dalla banca dopo l'ammissione del correntista alla procedura di amministrazione controllata - Compensazione con altri crediti vantati dalla banca nei confronti del correntista poi dichiarato fallito - Legittimità - Condizioni e limiti - Preesistenza di una convenzione di compensazione o di annotazione ed elisione di partite di segno opposto rispetto alle procedure concorsuali - Necessità
In tema di anticipazione su ricevute bancarie regolata in conto corrente, se le relative operazioni siano compiute in epoca antecedente rispetto all'ammissione del correntista alla procedura di amministrazione controllata, è necessario accertare, qualora il fallimento (successivamente dichiarato) del correntista agisca per la restituzione dell'importo delle ricevute incassate dalla banca, se la convenzione relativa all'anticipazione su ricevute regolata in conto contenga una clausola attributiva del diritto di "incamerare" le somme riscosse in favore della banca (cd. "patto di compensazione" o, secondo altra definizione, patto di annotazione ed elisione nel conto di partite di segno opposto). Solo in tale ipotesi, difatti, la banca ha diritto a "compensare" il suo debito per il versamento al cliente delle somme riscosse con il proprio credito, verso lo stesso cliente, conseguente ad operazioni regolate nel medesimo conto corrente, a nulla rilevando che detto credito sia anteriore alla ammissione alla procedura concorsuale ed il correlativo debito, invece, posteriore, poiché in siffatta ipotesi non può ritenersi operante il principio della "cristallizzazione dei crediti", con la conseguenza che ne' l'imprenditore durante l'amministrazione controllata, ne' il curatore fallimentare - ove alla prima procedura sia conseguito il fallimento - hanno diritto a che la banca riversi in loro favore le somme riscosse (anziché porle in compensazione con il proprio credito). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 1998, n. 2539.


Anticipazione su ricevute bancarie regolate in conto corrente - Ricevute incassate dalla banca successivamente all'ammissione alla procedura di amministrazione controllata del correntista - Compensazione con altri crediti nei confronti del correntista successivamente fallito - Ammissibilità - Condizioni - Originario patto di compensazione o di annotazione ed elisione di partite di segno opposto - Necessità
In relazione ad un'operazione di anticipazione su ricevute bancarie regolata in conto corrente, effettuata prima dell'ammissione del correntista alla procedura di amministrazione controllata, qualora il fallimento del correntista agisca per la restituzione dell'importo delle ricevute incassate dalla banca, occorre accertare se la convenzione relativa all'operazione di anticipazione su ricevute bancarie regolata in conto preveda o meno una clausola che attribuisca alla banca il diritto di "incamerare" le somme riscosse, ossia il cosiddetto patto di compensazione o, secondo altra definizione, il patto di annotazione ed elisione nel conto di partite di segno opposto, in quanto solo in tale ipotesi la banca ha diritto a "compensare" il suo debito per il versamento al cliente delle somme riscosse con il proprio credito verso la stesso cliente conseguenti ad operazioni regolate nel medesimo conto corrente, a nulla rilevando che il suo credito sia anteriore all'ammissione alla procedura di amministrazione controllata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Agosto 1997, n. 7194.


Fallimento - Effetti - Per i creditori - Debiti pecuniari - Compensazione - Anticipazione su ricevute bancarie regolata in conto corrente - Fallimento del correntista successivamente all'ammissione alla procedura di concordato preventivo - Somma incassata dalla Banca presso i terzi debitori dopo il deposito della istanza di concordato preventivo - Compensazione con crediti nei confronti del fallimento - Ammissibilità - Condizioni
La procedura di concordato preventivo inizia con l'emissione del decreto del Tribunale, che la dichiara aperta e nomina il giudice delegato ed il commissario giudiziale (art. 163 legge fall.), non già con il deposito del ricorso per l'ammissione all'indicata procedura, il quale è rilevante per i soli effetti previsti dagli artt. 168 e 169 legge fall., tra cui il divieto di compensazione, vigente, pertanto, per i creditori fin dalla presentazione della domanda di concordato (art. 56 legge fall.). Ne deriva che, in relazione ad operazione di "anticipazione su ricevute bancarie" regolata in conto corrente, qualora il fallimento del correntista agisca in giudizio per chiedere la restituzione dell'importo delle ricevute, incassate dalla banca presso i terzi debitori dopo il deposito dell'istanza di concordato preventivo del correntista medesimo, il giudice del merito deve accertare se la banca risulti incaricata della riscossione dei crediti indicati nelle ricevute in forza di un accordo comportante la cessione dei crediti stessi o, comunque, il diritto della banca d'incamerare le somme riscosse, ovvero sulla base di un mandato a riscuotere (con successivo obbligo di rimettere al cliente quanto riscosso, a norma dell'art. 1713 cod. civ.), in quanto solo in quest'ultima ipotesi la banca non avrebbe diritto a compensare il suo debito (di versamento al cliente delle somme riscosse) con i crediti da essa vantati verso lo stesso, ancorché sorti prima della presentazione della domanda di concordato operando il divieto di compensazione di cui al richiamato art. 56 legge fall.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Luglio 1994.