Massimario Ragionato Fallimentare

a cura di Franco Benassi
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Articolo 1 ∙ (Imprese soggette al fallimento e al concordato preventivo)


Fallimento, verifica dei requisiti dimensionali
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Requisiti soggettivi
Fallimento, attività di impresa e attività commerciale
Fallimento, valutazione dello scopo di lucroFallimento per un solo affareFallimento, società con socio illimitatamente responsabileFallimento di società che abbia ceduto o affittato l'aziendaFallimento di società in liquidazioneDichiarazione di fallimento e trasformazione di societàFallimento di società di persone scioltaSopravvenuta carenza dei presupposti di fallibilitàQualifica di fallito

Imprenditore agricolo
Fallimento di impresa agricola, esercizio di attività commerciale
Onere della provaFallimento di impresa agricola in forma societariaAffitto di fondi e attrezzature e dichiarazione fallimentoFallimento di impresa agricola e valutazione del giudiceFallimento di impresa di commercio e allevamento del bestiameFallimento di impresa di avicolturaFallimento di impresa di tabacchiculturaFallimento di impresa di polliculturaFallimento di impresa di agriturismo

Alcune figure di imprenditore
Fallimento del mediatore professionale
Fallimento di impresa di intermediazione e consulenza finanziariaFallimento dell'agente di commercioFallimento di società tra professionistiFallimento di associazione sportivaFallimento di società cooperativaFallimento di associazioni e fondazioniFallimento di consorzioEnte associativo dedito esclusivamente alla formazione professionale gratuitaFallimento di società di trasportiFallimento di impresa di raccolta dei rifiuti urbaniFallimento della ONLUSFallimento di ente ecclesiasticoFallimento di start up innovativaFallimento del promotore finanziario Fallimento di società di servizi destinati ad applicazioni della ricerca scientifica

Requisiti dimensionali
Autofallimento requisiti dimensionali
Fallimento, verifica dei requisiti dimensionaliFallimento, prova dei requisiti dimensionaliFallimento, requisiti dimensionali e dichiarazioni dei redditiFallimento, cancellazione dal registro impreseFallimento di imprenditore persona fisicaFallimento, requisiti dimensionali e durata dell'esercizioFallimento, bilanci e prova dei requisiti dimensionaliFallimento, requisiti dimensionali e ricavi lordiFallimento, requisiti dimensionali e indebitamentoFallimento, requisiti dimensionali e capitale investitoFallimento, requisiti dimensionali e immobilizzazioni materialiFallimento, requisiti dimensionali e attivo patrimonialeFallimento, requisiti dimensionali e rimanenze di magazzinoFallimento, requisiti dimensionali e omesso adeguamento della sogliaFallimento, requisiti dimensionali e locazione finanziaria

Società con partecipazione di ente pubblico
Fallimento di società in house o a partecipazione pubblica
Fallimento di società pubbliche costituite in forma di società di capitali

Società di fatto
Fallimento di holding personale
Fallimento di società apparente o irregolareFallimento del socio finanziatoreFallimento di supersocietà di fattoFallimento di società di gestione fiduciaria

Altri casi
Dichiarazione di fallimento di banca o istituto di credito
Dichiarazione di fallimento omisso medio di impresa ammessa al concordato preventivoDichiarazione di fallimento, sospensione dei termini per le vittime dell'usuraResponsabilità personale e fallimentoDichiarazione di fallimento, sequestro antimafia e confiscaDichiarazione di fallimento, trust istituito per la gestione dell'insolvenzaDichiarazione di fallimento, omesso perseguimento dello scopo del trust e stato di insolvenzaProcedura concorsuale aperta in Ucraina


Fallimento, verifica dei requisiti dimensionali

Fallimento – Dichiarazione – Requisiti – Verifica – Bilancio – Rilevanza – Rappresentazione storica dei fatti e dei dati economici e patrimoniale dell’impresa comunque raggiungibile
Per la verifica della sussistenza dei requisiti di non fallibilità, di cui all’art. 1 comma 2 legge fall., non è necessaria la produzione in giudizio di un particolare documento, quale costituito dal bilancio di esercizio. A contare, in proposito, è infatti solo la rappresentazione storica dei fatti e dei dati economici e patrimoniale dell’impresa interessata, comunque questa risulti raggiungibile. Può dunque avvalersi, al riguardo, sia dell’intero arco documentale costituito dalle scritture contabili provenienti dall’impresa medesima (ivi compresa la c.d. corrispondenza di impresa, di cui all’art. 2220 cod. civ.), sia di qualunque altra documentazione, formata da terzi o dalla parte stessa, che nel concreto possa risultare utile.

La valutazione di non attendibilità, che sia nel concreto riferita a un dato documento contabile (nella specie, il registro «vendite»), non può essere correttamente estesa in via automatica all’intero arco delle scritture contabili prodotte in giudizio dall’impresa per la verifica della sussistenza dei requisiti di non fallibilità, di cui all’art. 1 comma 2 legge fall. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 Novembre 2020, n. 25025.


Fallimento – Dichiarazione – Soglie di fallibilità – Prova – Bilancio d’esercizio – Unicità dello strumento per la verifica della concreta sussistenza dei requisiti di fallibilità – Esclusione
Tutti gli imprenditori, indipendentemente dalla semplificazione o esenzione dall’imposizione fiscale, sono soggetti all’obbligo civilistico della tenuta delle scritture contabili, tra le quali è ricompreso, ai sensi dell’art. 2217 c.c., il bilancio d’esercizio, il quale deve dimostrare con evidenza e verità gli utili conseguiti o le perdite subite.

Il fatto che tutti gli imprenditori siano obbligati alla tenuta del bilancio non significa né comporta che il bilancio d’esercizio sia un veicolo necessario per la dimostrazione del possesso dei requisiti di non fallibilità di cui all’art. 1, comma 2, legge fall. o che sia comunque l’unico strumento possibile per la verifica della concreta sussistenza dei medesimi, potendo l’esenzione dal fallimento essere ricavata da altri elementi che in concreto risultino altrettanto significativi.

La verifica della sussistenza dei requisiti di «non fallibilità» di cui all'art. 1, comma 2, legge fall. offre all’interprete un campo di indagine particolarmente aperto e disponibile, che ha come suo termine naturale di riferimento - di sicuro non esclusivo - quello delle scritture contabili dell'impresa, in cui leggere e da cui poter ricavare appunto la presenza/assenza dei requisiti in questione: con piena utilizzabilità dell'intero corredo contabile di questa, nel quale rientrano il libro giornale, le denunce dei redditi (Cass., n. 13643/2013), nonché, secondo l'ampia nozione di scritture contabili che risulta assunta dal sistema vigente, la “corrispondenza di impresa” (sintomatici, al riguardo, appaiono i riferimenti di cui agli artt. 2220 e 2214 comma 2, seconda parte, cod. civ.). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 11 Marzo 2019.


Fallimento - Requisiti per la (non) fallibilità di cui all’art. 1 l.fall. - Onere della prova della non fallibilità in capo all’imprenditore - Sussistenza - Valutazione dei bilanci relativi agli ultimi tre esercizi - Caratteristiche - Approvazione e deposito nel registro delle imprese - Assenza di tali caratteristiche - Conseguenze - Possibilità per il giudice di non tener conto dei bilanci
In tema di fallimento, ai fini della prova della sussistenza dei requisiti di non fallibilità di cui all'art. 1, comma 2, l.fall., i bilanci degli ultimi tre esercizi che l'imprenditore è tenuto a depositare, ai sensi dell'art. 15, comma 4, l.fall., sono quelli già approvati e depositati nel registro delle imprese, ex art. 2435 c.c., sicchè, ove difettino tali requisiti o essi non siano ritualmente osservati, il giudice può motivatamente non tenere conto dei bilanci prodotti, rimanendo l'imprenditore onerato della prova circa la sussistenza dei requisiti della non fallibilità. (Nel caso di specie la S.C. ha confermato la decisione della corte d'appello che aveva ritenuto inattendibili i bilanci prodotti dall'imprenditore al fine di dimostrare la propria non fallibilità senza la prova del loro deposito presso il registro delle imprese). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 20 Dicembre 2018, n. 33091.


Fallimento – Requisiti di non fallibilità ex art. 1, comma 2, l.fall. – Onere probatorio a carico del debitore – Bilanci degli ultimi tre esercizi – Valore probatorio – Prudente apprezzamento ex art. 116 c.p.c. – Motivata inattendibilità – Conseguenze
In tema di fallimento, ai fini della prova della sussistenza dei requisiti di non fallibilità di cui all'art. 1, comma 2, l.fall., i bilanci degli ultimi tre esercizi che l'imprenditore è tenuto a depositare, ai sensi dell'art. 15, comma 4, l.fall., costituiscono strumento di prova privilegiato dell'allegazione della non fallibilità, in quanto idonei a chiarire la situazione patrimoniale e finanziaria dell'impresa, senza assurgere però a prova legale, essendo soggetti alla valutazione, da parte del giudice, dell'attendibilità dei dati contabili in essi contenuti secondo il suo prudente apprezzamento ex art. 116 c.p.c., sicché, se reputati motivatamente inattendibili, l'imprenditore rimane onerato della prova della sussistenza dei requisiti della non fallibilità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Novembre 2018, n. 30516.


Fallimento - Dichiarazione - Deposito della documentazione relativa alla situazione patrimoniale ex art. 15, comma 4, l.fall. - Omissione - Rilevanza probatoria - In danno del fallendo - Ragioni - Fattispecie
In tema di istruttoria prefallimentare, l'omesso deposito da parte dell'imprenditore, nei cui confronti sia proposta istanza di fallimento, della situazione patrimoniale, economica e finanziaria aggiornata (al pari dei bilanci relativi agli ultimi tre esercizi), in violazione dell'art. 15, comma 4, l.fall. (come sostituito dall'art. 2 del d.lgs. n. 169 del 2007), si risolve in danno dell'imprenditore medesimo, essendo egli onerato della prova del non superamento dei limiti dimensionali, che ne escludono la fallibilità.

(In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, che a sua volta aveva rigettato il reclamo avverso la dichiarazione di fallimento, in quanto aveva rilevato che il fallito aveva prodotto come documenti semplici fogli, privi di data e di ogni altra indicazione, e che i ricavi attestati riguardavano i soli ultimi due anni di attività, sebbene la società risultasse costituita molti anni prima della presentazione dell'istanza di fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 24 Ottobre 2017, n. 25188.


Fallimento – Parametri dimensionali di cui all’art. 1 l.f. – Superamento anche minimo – Fallibilità.
I parametri dimensionali di cui all’art. 1, comma 2, l.f. sono esattamente determinati e non presentano margini di opinabilità, onde il loro superamento – anche minimo – determina la fallibilità dell’impresa. (Matteo Gasparin) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 09 Marzo 2012.


Fallimento – Parametri dimensionali – Onere della prova – Produzione delle scritture contabili – Necessità. (12/07/2010)
La insussistenza dei parametri dimensionali previsti dall'art. 1 della legge fallimentare costituisce un elemento impeditivo della fattispecie di fallibilità, la cui dimostrazione è posta dalla legge a carico del debitore convenuto, il quale vi dovrà provvedere mediante produzione in giudizio delle scritture contabili obbligatorie di cui agli artt. 2214 e seguenti del codice civile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Torino, 15 Giugno 2010, n. 0.


Fallimento – Requisiti quantitativi ex art. 1, comma 2 l.fall. – Applicabilità all’imprenditore persona fisica. (28/09/2010)
Per l’imprenditore persona fisica, i dati cui fanno riferimento le lett. a) e c) del comma 2 dell’art. 1 l. fall. (come si evince sia dal riferimento all’imprenditore e non all’impresa contenuto nella prima parte dell’art. 1, comma 2, l. fall. sia dall’aggettivo complessivo contenuto nella lett. a) dello stesso comma 2 dell’art. 1 l. fall.) comprendono però tutti i rapporti (anche estranei all’impresa) che all’imprenditore fanno capo: quindi il riferimento a questi due requisiti dovrà essere costituito dal risultato complessivo del “bilancio” dell’imprenditore individuale. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 21 Aprile 2010, n. 0.


Fallimento - Accertamento - Riferimento all'art. 2083 cod. civ. - Necessità - Sussistenza - Impresa artigiana - Iscrizione all'albo ai sensi della legge n. 443 del 1985 - Influenza "ex se" ai fini dell'esclusione dall'assoggettamento a procedura concorsuale - Esclusione
In tema di accertamento dei requisiti soggettivi per la sottoposizione al fallimento, ai sensi dell'art. 1 legge fall. (nel testo anteriore al d.lgs. n. 5 del 2006), i criteri di distinzione fra piccolo, medio e grande imprenditore poggiano sulla nozione di cui all'art. 2083 cod. civ., mentre non è necessario verificare se l'impresa abbia, o meno, i requisiti per essere iscritta nell'albo delle imprese artigiane previsto dalla legge 8 agosto 1985, n. 443, essendo anche l'artigiano un normale imprenditore commerciale se organizza la sua attività in forma di intermediazione speculativa; ne consegue che per i criteri di identificazione della fallibilità bisogna tener conto dell'attività svolta, dell'organizzazione dei mezzi impiegati, dell'entità dell'impresa e delle ripercussioni che il dissesto produce nell'economia generale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Febbraio 2008, n. 2455.


Fallimento - Art. 1 l.f. - Attività imprenditoriale di durata inferiore al triennio - Ricavi lordi - Ambito temporale di riferimento - Computo della fase di liquidazione - Esclusione.
Ove l’attività imprenditoriale abbia avuto durata inferiore al triennio, al fine di stabilire se siano stati superati i parametri stabiliti dall’art. 1 l.f. si deve avere riguardo ai ricavi lordi realizzati dall’inizio dell’attività e cioè a quelli maturati dall’impresa nel corso del suo effettivo e normale esercizio stante il collegamento posto dalla norma fra la durata e l’attività mentre non si può tener conto del successivo periodo in cui la società è stata posta in liquidazione stante la diversa natura di tale fase di esistenza dell’impresa cui non può attribuirsi valore indicativo delle sue reali dimensioni. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 08 Maggio 2007.


Dichiarazione di fallimento – Prova della effettiva cessazione dell’attività – Ammissibilità – Limiti.

Dichiarazione di fallimento – Mancato raggiungimento dei parameri dimensionali – Indagine sulla natura di piccolo imprenditore – Esclusione.

La dimostrazione circa il diverso momento dell’effettiva cessazione dell’attività ex art. 10 l.f. può essere data solo con riguardo agli imprenditori individuali ed a quelli collettivi che siano stati cancellati d’ufficio mentre per le società che risultino ancora iscritte all’apposito registro il termine in questione comincia a decorrere dal momento della avvenuta cancellazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Il mancato raggiungimento dei parametri dimensionali previsti dall’art. 1 l.f. comporta la sottrazione dell’imprenditore al fallimento senza che occorra ulteriormente indagare se costui sia da considerare piccolo alla stregua dei criteri previsti dall’art. 2083 c.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 01 Febbraio 2007.


Fallimento - Piccolo Artigiano - Accertamento - Riferimento all'art. 2083 cod. civ. - Necessità - Iscrizione all'albo ai sensi della legge n. 443 del 1985 - Rilevanza - Esclusione
In tema di fallimento, ed ai fini dell'accertamento della nozione di "piccolo imprenditore" rilevante per l'applicazione dell'art. 1, legge fall., che esclude dalla procedura concorsuale i piccoli imprenditori, si deve fare ricorso unicamente ai criteri stabiliti dall'art. 2083 cod. civ., mentre non occorre accertare se l'impresa abbia, o meno, i requisiti per essere iscritta nell'albo delle imprese artigiane previsto dalla legge n. 443 del 1985, in quanto quest'ultima stabilisce i criteri di accertamento del carattere artigianale dell'impresa rilevanti esclusivamente ai fini dell'ammissione della stessa alla fruizione delle provvidenze previste dalle leggi regionali. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Giugno 2005, n. 12847.


Fallimento - Natura del giudizio - Officiosità - Relativa - Affermazione - Conseguenze - Rilievo d'ufficio della non assoggettabilità dell'impresa al fallimento - Per la natura artigiana
In tema di giudizio di opposizione alla sentenza di fallimento, l'eccezione di non assoggettabilità a fallimento dell'impresa in ragione della sua natura artigiana non è suscettibile di essere rilevata d'ufficio. Infatti, un tale giudizio, se presenta un certo grado di officiosità e attribuisce al giudice il potere-dovere di riscontrare, anche d'ufficio, la sussistenza dello stato d'insolvenza e di ogni altro presupposto del fallimento, avvalendosi di tutti gli elementi comunque acquisiti, in atti e nel fascicolo fallimentare, ivi inclusi quelli relativi alla fase processuale conclusasi con la dichiarazione di fallimento, riveste un carattere officioso relativo perché opera pur sempre nell'ambito del principio generale dell'onere delle parti di fornire la prova delle rispettive allegazioni e rimane circoscritto alle domande ed alle eccezioni sollevate dalle parti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Agosto 2004, n. 16356.


Fallimento - Stato di insolvenza - Oggettiva sussistenza dello stato di insolvenza - Sufficienza ai fini della dichiarazione di fallimento - Interruzione brutale del credito bancario - Rilevanza - Esclusione - Limiti
Ai fini della dichiarazione di fallimento, lo stato di insolvenza deve essere valutato secondo dati oggettivi, prescindendo da qualsiasi indagine in ordine alle relative causa; pertanto, l'interruzione brutale del credito bancari, se anche può essere causa di risarcimento del danno ove in concreto assuma connotati del tutto imprevisti ed arbitrari, non consente, tuttavia, di ritenere insussistente lo stato di insolvenza se da tale condotta, ancorché illegittima, sia derivato uno stato di impotenza economica dell'imprenditore, mentre a diversa conclusione potrebbe giungersi soltanto nel caso in cui l'imprenditore fosse inadempiente esclusivamente nei confronti degli istituti che avessero illegittimamente esercitato il recesso dal rapporto di apertura di credito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Agosto 2004, n. 15769.


Fallimento - Società artigiana - Requisiti previsti dalla legge n. 443 del 1985, modificata alla legge n. 133 del 1997 - Rilevanza ai soli fini delle provvidenze previste dalla legislazione regionale - Configurabilità - Disciplina dettata dall'art. 2083 cod. civ. - Riferimento ad essa ai fini civilistici e dell'assoggettabilità a fallimento - Necessità
In tema di imprese artigiane, i criteri di individuazione delle società artigiane, dettati dalla legge 8 agosto 1985, n. 443, come modificata dalla legge 20 maggio 1997, n. 133, rilevano ai soli fini della spettanza delle provvidenze previste dalla legislazione regionale di sostegno e non assurgono a principi generali ai fini civilistici, idonei a sovrapporsi alla disciplina codicistica. Pertanto, la questione della assoggettabilità a fallimento delle imprese collettive artigiane deve essere risolta - anche al fine di evitare dubbi di legittimità costituzionale per disparità di trattamento rispetto alle imprese individuali - avendo esclusivo riguardo alla sussistenza, o meno, dei requisiti per l'identificazione della figura del piccolo imprenditore (escluso dal fallimento ai sensi dell'art. 1, primo comma, della legge fallimentare) previsti dall'art. 2083 del codice civile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Dicembre 2002, n. 18235.


Fallimento - Artigiano - Identificazione della impresa artigiana - Riferimento all'art. 2083 cod. civ. - Necessità - Requisiti previsti dalla legge n. 443 del 1985 come modificata dalla legge n. 133 del 1997 - Rilevanza ai soli fini della fruizione delle provvidenze previste dalla legislazione regionale di sostegno - Conseguenze - Iscrizione all'albo di impresa artigiana effettuata ai sensi della predetta legge n. 443 del 1985 - Influenza "ex se" ai fini della esclusione dall'assoggettamento a procedura concorsuale - Esclusione
La legge 8 agosto 1985, come modificata dalla legge 20 maggio 1997, n.133, detta criteri utili a definire la natura artigiana di un'impresa esclusivamente ai fini dell'ammissione della stessa alla fruizione delle provvidenze previste dalla legislazione regionale di sostegno. Tali criteri non assurgono, pertanto, a principi generali idonei a sovrapporsi alla regolamentazione codicistica, e, in particolare, alla disciplina posta dall'art. 2083 cod. civ., con la conseguenza che solo a quest'ultima, e non alla richiamata legislazione speciale, può farsi riferimento per la soluzione dei problemi insorgenti in materia fallimentare. Pertanto, l'iscrizione all'albo delle imprese artigiane, legittimamente effettuata ai sensi dell'art. 5 della citata legge n. 443 del 1985, pur avendo natura costitutiva nei limiti suindicati,non assume influenza determinante "ex se" ai fini della esclusione dall'assoggettabilità alla procedura concorsuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Marzo 2001, n. 4455.


Fallimento - Artigianato - Assoggettabilità al fallimento - Condizioni.
L'artigiano (che ai sensi dell'art. 2083 cod. civ. è, per definizione, piccolo imprenditore) va considerato un normale imprenditore commerciale come tale sottoposto alle procedure concorsuali ai sensi dell'art. 1 della legge fall. allorché abbia organizzato la sua attività in guisa da costituire una base di intermediazione speculativa e da far assumere al suo guadagno i caratteri del profitto, avendo in tal modo organizzato una vera e propria struttura economica a carattere industriale, avente una autonoma capacità produttiva, sicché l'opera di esso titolare non sia più ne' essenziale ne' principale (v. Corte cost. n. 570/89). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Dicembre 2000, n. 16157.


Iscrizione all'Albo delle imprese artigiane - Natura costitutiva - Configurabilità - Limiti - Rilevanza ai fini della qualificazione come piccolo Esclusione
L'iscrizione all'albo di un'impresa artigiana, legittimamente effettuata ai sensi dell'art. 5 della legge n. 443 del 1985, pur avendo natura costitutiva, ai limitati fini dell'attribuzione delle provvidenze previste dalla legislazione (regionale) di sostegno, non spiega alcuna influenza, "ex se", con riferimento alla qualificazione dell'artigiano come piccolo imprenditore, come tale escluso dal fallimento, dovendosi, a tal fine, ricavare la relativa nozione alla luce dei criteri fissati dall'art. 2083 cod. civ.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Settembre 2000, n. 12548.


Fallimento - Sentenza della Corte Costituzionale n. 570 del 1989 - Portata applicativa - Distinzione tra piccolo, medio e grande Criteri - Artigianato - Assoggettabilità a fallimento - Condizioni
In tema di fallimento, ai fini della distinzione tra piccolo, medio e grande dopo la sentenza della Corte Costituzionale n. 570 del 22 dicembre 1989, che ha dichiarato illegittimo, per violazione dell'art. 3 Cost., l'art. 1, comma secondo, legge fallimentare, come modificato dall'art. 1 legge 20 ottobre 1952 n. 1375, nella parte in cui prevedeva che "quando è mancato l'accertamento ai fini dell'imposta di r.m., sono considerati piccoli imprenditori gli imprenditori esercenti un'attività commerciale nella cui azienda risulta un capitale non superiore a lire novecentomila" - bisogna tener conto dell'attività svolta, dell'organizzazione dei mezzi impiegati, dell'entità dell'impresa e delle ripercussioni che il dissesto produce nell'economia generale. In particolare, l'artigiano diventa un normale imprenditore commerciale e, conseguentemente deve essere assoggettato al fallimento, solo quando organizzi la sua attività in modo da costituire una base di intermediazione speculativa e da far assumere al suo guadagno, normalmente modesto, i caratteri del profitto, realizzando così una vera e propria organizzazione industriale, avente autonoma capacità produttiva, in cui l'opera del titolare non è più essenziale, ne' principale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Dicembre 1994, n. 11039.


Fallimento - Piccolo individuazione - Criteri - Criterio di ordine fiscale correlato all'imposta di R.M. - Inapplicabilità
Ai fini della Determinazione della qualità di piccolo imprenditore, divenuto inoperante, a seguito della soppressione dell'imposta di R.m., il criterio di ordine fiscale indicato nella prima parte del capoverso dell'art. 1 della legge fallimentare, resta fermo il criterio (indicato nella seconda parte dello stesso capoverso) che fa riferimento al capitale investito nell'azienda. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Ottobre 1981, n. 5701.


Fallimento - Piccolo artigiano - Assoggettabilità al fallimento - Dimensioni dell'impresa di accertamento
L'accertamento delle dimensioni dell'impresa, necessario al fine di stabilire se l'artigiano possa essere soggetto a procedimento fallimentare, è problema diverso da quello della determinazione del capitale investito, e può essere desunto anche dal giro e dal volume degli affari. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Giugno 1972, n. 1815.


Fallimento - Dichiarazione del fallimento - Soggetti - Piccolo investimento nell'azienda di capitale altrui - Irrilevanza - Assoggettabilità al fallimento
Agli effetti dell'applicazione dell'art 1 della legge fallimentare, il giudice non e tenuto a ricercare quale sia la fonte della ricchezza in effetti investita nell'impresa, ma deve soltanto accertare il fatto obiettivo dell'investimento di capitale, capitale che può essere anche altrui, mentre ai cennati effetti non assume rilievo giuridico il fatto che l'obbligazione di restituzione possa essere soddisfatta in tutto od in parte con l'impiego degli utili di Esercizio. ( nella specie, un esercente dichiarato fallito aveva proposto opposizione deducendo di essere artigiano o quanto meno piccolo imprenditore e che per la Determinazione del capitale investito nell'azienda non si doveva tener conto dei mezzi di proprieta altrui (immobile, macchine e impianti) presi in locazione da esso opponente. I giudici di merito avevano ritenuto che, per determinare il capitale investito, occorreva tener conto anche del valore locativo, ossia del corrispettivo dell'uso dell'opificio. Il SC ha condiviso tale giudizio ed ha enunciato il principio che precede). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Maggio 1971, n. 1471.


Fallimento - Soggetti - Piccoli criteri di identificazione
Agli effetti dell'art.1 legge fallimentare, l'accertamento del reddito compiuto ai fini dell'imposta di ricchezza mobile e l'elemento decisivo per stabilire se ricorra o meno la figura del piccolo imprenditore e solo quando e mancato il detto accertamento si deve ricorrere al criterio sussidiario del capitale investito nell'azienda. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Maggio 1969, n. 1799.


Fallimento - Dichiarazione del fallimento - Soggetti - Piccolo imprenditore - Condizioni - Reddito di ricchezza mobile inferiore all'imponibile - Accertamento fiscale definitivo - Necessità
Perché l'esercente un'attività commerciale possa essere qualificato, ai sensi dell'art.1 legge fallimentare, piccolo imprenditore, occorre che la titolarità di un reddito di ricchezza mobile inferiore al minimo imponibile risulti da accertamento fiscale definitivo, quali la rettifica della denuncia del contribuente, o l'accettazione della denuncia stessa da parte dell'organo finanziario competente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Maggio 1969, n. 1799.